Proposte di cultura. Ricchi, ricchissimi.Praticamente in mutande

Proposte di cultura. Ricchi, ricchissimi.Praticamente in mutande

Il nostro paese e il più grande esportatore di studenti,ricercatori, accademici e lavoratori del vecchio continente:l’esodo non riguarda solo i giovani che vogliono specializzarsi o al primo impiego, ma anche lavoratori qualificati in cerca di migliori opportunità, di motivazioni, di occasioni per se stessi e per le proprie famiglie.
Vanno via, senza troppo rimpianto o nessuna ipotesi di rientro perche non esiste alcuna forma di stimolo o di incentivo per fare in modo che chi parte,una volta specializzato o maturato attraverso esperienze lavorative qualificanti, possa tornare o restare in contatto con l’Italia per mantenere un legame, uno scambio proficuo di conoscenze acquisite e di competenze maturate.
La politica al potere ha il dovere di indagare le cause dell’emorragia e di misurare il potere del talento e gli effetti che provoca sul nostro territorio.
C’e bisogno di una politica lungimirante, che pensi all’Italia di qui a vent’anni con un programma che metta al centro le risorse umane,finanziarie e fiduciarie. La fuga dei cervelli e in primis una questione occupazionale e retributiva. Fuori dal sistema formativo superiore, quello che aspetta i talenti più giovani e un ambiente sociale ed economico bloccato, incapace di assorbire e utilizzare al meglio le loro competenze e il loro potenziale.

Il nostro e l’unico paese dell’area Ocse in cui il tassodi disoccupazione nella popolazione tra i 30 e i 40anni e maggiore tra i laureati che tra i diplomati. Gli stipendi dei laureati sono mediamente molto bassi,conformati a quelle dei neodiplomati. La maggior parte dei neolaureati vive con meno di 1000 euro al mese. Sotto la soglia degli 800 euro ci sono più giovani laureati che titolari di licenza elementare. I laureati più vecchi sono retribuiti molto di più di colleghi più giovani che abbiano lo stesso titolo.

E’ possibile una paese un senza paura, capace di puntare sul talento delle persone che vi abitano e lavorano, in cui le competenze e le energie vengono stimolate, coltivate e valorizzate. Pensiamo a un programma nazionale per la valorizzazione del talento, che coinvolga il sistema delle università,delle imprese e dei meccanismi pubblici di incentivi. Un’azione ad ampio raggio capace di innescare un cortocircuito positivo tra talento, inventiva e passione degli italiani e quel bisogno di innovazione sociale, economica e culturale indispensabile per risalire la china. Un dispositivo in grado di restituire ai talenti speranza verso il sistema Italia, che trasmetta fiducia al proprio paese, dove e possibile costruire percorsi professionali gratificanti per se stessi e per l’intera comunità ,dove le capacita e i meriti sono al centro della valorizzazione delle competenze acquisite.

Il talento non si può definire fin quando non gli venga offerta l’opportunità di riconoscersi.

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