Proposta: un Assessorato o Ministero alla produzione creativa

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La politica deve, innanzitutto, attenuare tutti i fumi della distrazione di massa, stimolando la creatività e non la piatta comunicazione. Moltiplicando i luoghi di partecipazione collettiva al lavoro creativo, tramite il coworking; offrendo possibilità tramite il microcredito e l’abbassamento delle soglie di accesso al credito bancario.

Occorre fare una cosa grande e semplice: creare Assessorati o Ministeri della produzione creativa e accorparvi tutte le deleghe oggi sperse nei mille rivoli di altrettanti ministeri.
Un Ministero della produzione creativa significa uscire dalla trappola della sola conservazione dei beni culturali ai fini della promozione turistica, e introdurre l’idea d’industria creativa. L’insieme, cioè, di originalità, etica, cultura, estetica e identità. La capacita di custodire e, insieme, innovare. Perché la cultura e testimonianza di civiltà. Le industrie culturali e creative italiane dispongono di un potenziale in gran parte inutilizzato di crescita e di occupazione.

Il recente libro verde descrive un’industria della creatività europea capace di contribuire con il 2,6% al Pil della Ue a 27 paesi, occupando circa 6 milioni di persone. Se il mercato del lavoro in Europa registra una contrazione tra il 2002 e il 2004, negli stessi anni, l’occupazione nel settore culturale è cresciuta di un 1,85%. Secondo il Creative Economy Report del 2008 l’industria creativa rimane uno dei principali settori del commercio mondiale in termini di crescita. La bilancia commerciale dell’Ue a 27 paesi, per esempio, nei principali settori legati alla creatività ha registrato nel 2007 un surplus di 30 miliardi di euro. L’industria creativa è pertanto un settore caratterizzato da notevoli prospettive di crescita nel lungo termine. 

Creatività e innovazione sono i soli fattori in grado di consentire a un sistema economico di reggere le sfide della competizione globale. Con l’innovazione si diffondono idee che migliorano l’efficienza dei sistemi produttivi e la funzionalità dei prodotti. Con la creatività si guadagna in bellezza, perché l’atto creativo e il più appagante dei desideri realizzati. E si passa “dal made in Italy allo styled in Italy”.

Oltre ai settori tradizionali delle arti (arti dello spettacolo, arti visive, patrimonio culturale), l’industria creativa comprende anche i film, i dvd e i video, la televisione e la radio, i videogiochi, i nuovi media, la musica, i libri e la stampa, il design, la moda, la pubblicità e la comunicazione.

E’ necessario parlare un linguaggio dei segni universale e tecnologicamente avanzato aiutando le imprese a rafforzarsi e unirsi in distretti culturali, favorendo la nascita di scene artistiche territoriali, stimolando la mobilità degli artisti e aiutandoli a vivere in residenze artistiche permanenti che fungano da aggregatori di talenti e di pubblico e da incubatori della diversità culturale.

Va democratizzato l’accesso alle fonti culturali, rendendo diffuse le attività di formazione attraverso la promozione di una collaborazione più intensa, sistematica e ampia tra le arti, le istituzioni accademiche e scientifiche e le iniziative comuni pubblico-privato.

Il turismo del futuro è in questo snodo: non basta più offrire meravigliose città d’arte per attrarre i grandi flussi turistici internazionali. L’Italia con tutte le sue regioni deve essere un posto alla moda.

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