Sistema Italia. Modernizzazione o conservazione

L’esempio c’è .

Coloro che andranno al governo ( dell’Italia, della Regione, del Comune ) dovranno e avranno l’obbligo di guidare il paese secondo regole del buon padre di famiglia. Non credo che sia più il caso di chiudere gli occhi.

Immagino qualcosa all’americana. Ma le procedure della nostra democrazia non ci consentono, ad esempio, un’esperienza come quella americana capace di eleggere un afro-americano di 47 anni alla presidenza degli Stati Uniti. Sulla pelle nera si è detto molto in termini di entusiasmo e di ironia, anche se da noi uno dalla pelle scura non può fare neppure il vigile urbano. Ma è sui 47 anni che non si è detto granché per non offendere la gerontocrazia che governa il nostro Paese, le cui procedure democratiche non consentono ai giovani di arrivare al potere. La conseguenza è che non circolano con efficacia nel nostro Paese idee nuove, e soprattutto quella creatività, quella forza, quell’inventiva che la natura e non altri ha consegnato ai giovani. Essi dispongono del massimo della potenza biologica, sessuale (che vuol dire anche procreativa) e intellettuale che a partire dai 40 anni decresce. Tutta questa riserva di forza e potenza che ogni società dispone, in Italia non viene utilizzata. La si parcheggia nelle università, nel precariato, nella disoccupazione, nella mancanza di futuro, per consentire agli anziani arrivati di proseguire nelle loro pratiche di potere fino alla morte. Pratiche ripetitive, senza inventiva, pura gestione dell’esistente condite con tanta retorica.

E allora dei giovani si mette in mostra solo la bellezza, spesso accompagnata da analfabetismo, si mette in mostra il gesto atletico, in una parola: il corpo. La loro mente, la loro iniziativa, il loro coraggio, il loro volontariato, la loro voglia di futuro viene assopita, mortificata, messa in disparte, trascurata. Si aspetta, come diceva Cavour, che da rivoluzionari diventino conservatori. Si assestino nel loro benessere individuale quando riescono a raggiungerlo, in modo che la società non abbia sussulti e prosegua nel suo ineluttabile declino, che non preoccupa la gerontocrazia al potere perché il declino o addirittura la fine avverrà dopo la loro morte. Purtroppo le vite individuali sono troppo brevi perché si possano far carico davvero della vita o della morte della società che al momento governano. E se fosse proprio qui il male oscuro del nostro”.

Certo è che in Italia si respira proprio un’aria in cui sembra che ogni rinnovamento non sia possibile, che tutto sia fermo, irremovibile. E così siamo diventato un paese che non crede più che qualcosa possa succedere. E la sfiducia che è in noi è il miglior risultato che un governo possa conseguire. Quando manca la speranza di cambiamento, chi vuole mantenere le cose come sono può governare indisturbato, chi vuole fare i propri interessi non trova più nessun ostacolo., la corruzione non indigna i più.

Ma voglio credere che quello che diceva tanti anni fa Bertolt Brecht ne “La lode della dialettica” possa essere vero anche oggi.

L’ingiustizia oggi cammina con passo sicuro. Gli oppressori si fondano su diecimila anni. La violenza garantisce: Com’è, così resterà. Nessuna voce risuona tranne la voce di chi comanda e sui mercati lo sfruttamento dice alto: solo ora io comincio. Ma fra gli oppressi molti dicono ora:quel che vogliamo, non verrà mai. Chi ancora è vivo non dica: mai!Quel che è sicuro non è sicuro.Com’è, così non resterà. Quando chi comanda avrà parlato,parleranno i comandati. Chi osa dire: mai?A chi si deve, se dura l’oppressione? A noi. A chi si deve, se sarà spezzata? Sempre a noi. Chi viene abbattuto, si alzi!Chi è perduto, combatta!Chi ha conosciuto la sua condizione, come lo si potrà fermare?Perché i vinti di oggi sono i vincitori di domani e il mai diventa: oggi!

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2 pensieri su “Sistema Italia. Modernizzazione o conservazione

  1. In effetti sarei più ottimista circa il perpetuarsi dei gerontocrati. C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, qualcosa dovuto forse allo sclerotizzarsi estremo di questi dinosauri del potere: forse per la prima volta in maniera così evidente e antistorica il potere fa muro contro l’onda entrante. E questo non è saggio per la sua conservazione: non faceva muro nella sua saggezza il Gattopardo di Tomasi Di Lampedusa, non faceva muro l’antico signore in fuga pronto a fondersi col nuovo straripante, sul collo degli oppressi, nel coro manzoniano dell’Adelchi. Questa politica, di studiata flessibilità e addomesticamento del nuovo consentì alla Chiesa, alle Mafie, alle mille facce del potere di evolvere e perpetuarsi nei secoli della Storia Italiana. Paradossalmente, proprio l’arroccamento e la resistenza impermeabile a ogni richiesta di questa classe cialtrona potrà determinarne la fine secca.

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    1. @Alfonso: non vedo niente di nuovo all’orizzonte. Sono venticinque anni dei miei 40 che aspetto il qualcosa di nuov. Ho visto passare panere e gattini, Lillipuziani e girotondini, noTav, noDalMolin, noDiscariche, noInceneritori.
      Tutti sempre più o meno sconfitti o tornati a casa con il contentino o il paluso della società cosiddetta civile… o più spesso con le mazzate della polizia a spegnerli.
      Il qualcosa di nuovo dov’è? Siamo in pieno medioevo e purtroppo non se ne vede l’uscita. Rdimensionare tutto e tutti diventerà la regola per motivi che esulano dalla italica volontà (la terra è sistema chiuso, le risorse sono quelle, se tre miliardi di persone tra CIna, India e poco altro decidono di mangiare quanto noi, per noi non restano che le briciole), ma intanto ci tocca guardare i ‘vecchi’ 8compresi certi giovani) che si mangiano quel poco che rimane del futuro nostro e dei nostri figli (per chi ha avuto il coraggio o l’incoscienza di farne).
      Pessimiso cosmico o realismo… Bah, penso di essere semplicemente stanco di fare e di non fare, di fare e disfare…

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